Esistono tre tipi di povertà
- La povertà alimentare è la condizione di chi diminuisce la qualità e la quantità di cibo – sebbene sufficienti a non dover saltare dei pasti – per tener conto del costo dei diversi alimenti; per alcune fasce della popolazione si tratta di dover ricorrere ai pacchi viveri offerti da organizzazioni del Terzo settore o frequentare le mense per i poveri;
- La povertà sanitaria è la condizione di quei cittadini che non possano più far fronte a esigenze legate alla salute, come l’esecuzione di esami diagnostici, visite specialistiche oppure terapie non offerte gratuitamente da un Sistema Sanitario Nazionale oggettivamente sempre più in affanno;
- La povertà assoluta è la condizione di chi non raggiunge “uno standard di vita minimamente accettabile” calcolato dall’Istat e legato a un’alimentazione adeguata, a una situazione abitativa decente e ad altre spese basilari come quelle per la salute, i vestiti e i trasporti: non si parla, quindi, di rinunciare alle vacanze, a svaghi come il cinema o ad apparecchiature tecnologiche.
Alcuni dati
La conoscenza del mondo dei senza dimora presenta diverse problematiche trattandosi di un fenomeno mutevole nel tempo e composto di persone che vivono una condizione di estrema marginalità dal punto di vista relazionale e comunicativo. Qualsiasi tentativo di entrare in contatto con questo universo infatti richiede tempi, modalità e tecniche particolari per riuscire a fornire una conoscenza dettagliata e realistica di questa popolazione.
Secondo la fio.PSD ETS – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora Ente del Terzo Settore nel dicembre 2014, in Italia le persone senza dimora erano 50.724 (erano 47.648 nel 2011). I 2/3 delle persone senza dimora dichiaravano inoltre di essere iscritti all’anagrafe e di avere una Residenza in un Comune italiano. Il profilo medio delle persone senza dimora era rappresentato per la maggior parte da uomini (85,7%), 4 su 10 erano italiani, 4 su 10 vivevano in strada da più di 4 anni, più della metà erano cittadini migranti da altri paesi (Marocco, Tunisia, Albania, Romania), con un’età media di circa 44 anni e vivevano prevalentemente nelle regioni del Nord Italia (56%).
Le donne rappresentavano il 14% delle persone senza dimora (6.239), ma seguivano dei percorsi di vita particolari e più caratterizzati dalle rotture delle relazioni familiari come causa principale di homelessness (Leggere l’approfondimento sulle Donne Senza Dimora).
“Senza dimora” non è sinonimo di “assistenzialismo”. Solo il 3% dichiarava di ricevere sussidi dal Comune o da altri Enti pubblici, il 62% aveva invece un reddito mensile proveniente da attività lavorativa (anche informale e saltuaria) con un guadagno medio mensile tra le 100 e le 499 euro, mentre il 30 % viveva di espedienti e collette. Il 17% non aveva alcuna fonte di reddito.
Solo il 14% delle persone non è stato in grado di rispondere all’intervista, a causa di problemi legati a disabilità fisiche o mentali, dipendenze da sostanze o da alcol, o per la ridotta conoscenza della lingua italiana. Questo “ritratto” invece è quello che più spesso troviamo nelle immagini di repertorio dei media o che risponde al sentire comune. La popolazione dei senza dimora presenta invece molte sfumature. Le cause e i fattori di vulnerabilità si assomigliano (perdita del lavoro, della salute, della famiglia sono gli eventi di rottura prevalenti ci dice l’Istat).
Nel 2022 nel Report Statistico nazionale sulle povertà in Italia, sono 27.877 le persone senza dimora incontrate nei 2.855 Centri di ascolto in cui è avvenuta la rilevazione. Le persone senza dimora sono il 16,9% del totale delle persone “ascoltate”, per lo più di genere maschile (70,6%), stranieri (68,5%) e celibi (45,3%). Inoltre, il 47,8% sostiene di essere completamente privo di un’abitazione, il 21,8% si affida a soluzioni di fortuna e il 20% è ospite in centri di accoglienza. Il Rapporto include per la prima volta anche un’analisi statistica multivariata che ha identificato cinque profili di beneficiari, alcuni dei quali includono diverse situazioni di grave esclusione sociale e abitativa: i vulnerabili soli, le famiglie povere, i giovani stranieri in transito, i genitori fragili e i poveri soli.
Una grande novità, riguardo alla rilevazione delle persone senza dimora in Italia, è rappresentata dal “Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2021” dell’Istat. In particolare, per la prima volta, sono state identificate con maggior dettaglio le persone che vivono nelle convivenze anagrafiche e le cosiddette “popolazioni speciali” costituite da persone senza tetto, senza dimora e persone che vivono nei campi attrezzati e negli insediamenti tollerati o spontanei. “Un aggregato di poco più di 500 mila persone” afferma l’Istat. Nello specifico, le persone iscritte in anagrafe come senza tetto e senza fissa dimora sono 96.197.
A Milano la Fondazione Ing. Rodolfo De Benedetti in collaborazione con il Comune di Milano, dal 2008 fa ogni 4 anni un censimento delle persone senza dimora. L’ultima rilevazione, fatta il 12 e 14 febbraio 2024, ha contato 2.343 persone senza dimora nella città, delle quali 791 per strada, 1089 nei centri d’accoglienza e 463 nei Centri d’accoglienza residenziale diffusa.
La Notte dei senza dimora sostiene la campagna #HomelessZero
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